Miopia: cosa sappiamo oggi e dove ci sta portando la ricerca
La miopia è in costante aumento a livello mondiale, soprattutto tra i più giovani. È una condizione in cui il bulbo oculare cresce in eccesso in lunghezza (allungamento assiale), facendo sì che l’immagine si formi davanti alla retina e risulti quindi sfocata nella visione da lontano.
Da oltre un secolo si cerca di capire quali siano i meccanismi che spingono l’occhio a crescere più del necessario. Nel tempo, sono state proposte diverse teorie, alcune delle quali oggi considerate superate, altre invece pienamente confermate dalle più recenti ricerche scientifiche.
Le teorie “storiche”: accomodazione e affaticamento visivo
Per molti anni si è creduto che la causa principale della miopia fosse l’eccessivo sforzo accomodativo dovuto alla lettura o al lavoro da vicino. L’idea era che un uso prolungato della visione prossimale — soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione o a distanza troppo ravvicinata — provocasse un affaticamento cronico dei muscoli ciliari e portasse gradualmente all’allungamento dell’occhio.
Sebbene questa teoria abbia avuto una sua logica, gli studi degli ultimi decenni hanno dimostrato che non è lo sforzo accomodativo in sé a determinare la progressione miopica. L’affaticamento visivo può certamente contribuire a sintomi di discomfort o a difficoltà di messa a fuoco, ma non rappresenta il fattore primario nello sviluppo strutturale della miopia.
Il defocus periferico: la teoria oggi più accreditata

La teoria oggi più accettata e supportata da evidenze scientifiche è quella del defocus periferico.
Secondo questo modello, l’immagine che si forma sulla periferia della retina (non sulla fovea) gioca un ruolo chiave nel controllo della crescita oculare.
Quando la periferia retinica riceve un’immagine dietro la retina (defocus ipermetropico periferico), l’occhio interpreta questo segnale come la necessità di “allungarsi” per riportare tutto il piano dell’immagine sulla retina.
Viceversa, se la periferia riceve un’immagine davanti alla retina (defocus miopico periferico), il segnale di crescita si riduce o si arresta.
Questo principio è alla base dei moderni dispositivi ottici per il controllo della miopia, sia in versione occhiale che a contatto (lenti morbide multifocali, ortocheratologia, lenti oftalmiche con zone a defocus).
Le evidenze cliniche raccolte negli ultimi anni mostrano che queste soluzioni sono efficaci nel rallentare la progressione della miopia nei bambini e negli adolescenti.
Le nuove teorie in studio
Sebbene la teoria del defocus periferico resti oggi quella più solida e applicabile clinicamente, la ricerca scientifica non si è fermata.
Diversi gruppi nel mondo stanno esplorando nuove vie biologiche e ambientali che potrebbero spiegare in modo ancora più completo l’origine e l’evoluzione della miopia. Tra queste:
1. La teoria della luce e della dopamina
La luce naturale sembra avere un ruolo protettivo nei confronti della miopia. La sua esposizione stimola nella retina la produzione di dopamina, una sostanza che agisce come “freno” fisiologico alla crescita oculare.
Si è visto che i bambini che trascorrono più tempo all’aperto hanno una minore incidenza di miopia, mentre una vita troppo al chiuso o una scarsa esposizione alla luce diurna ne favorisce la comparsa.
Inoltre, la regolazione del ritmo circadiano (alternanza corretta tra luce diurna e buio notturno) sembra influenzare la risposta retinica e dopaminergica.
2. La teoria dell’ipossia sclero-coroideale
Alcuni studi hanno individuato un possibile ruolo dell’ipossia (mancanza di ossigeno) nei tessuti profondi dell’occhio, in particolare nella sclera.
La ridotta ossigenazione e i cambiamenti metabolici della sclera potrebbero favorire il suo rimodellamento, rendendo la parete oculare più “flessibile” e quindi più soggetta all’allungamento.
È una linea di ricerca ancora in fase sperimentale, ma promettente per comprendere meglio i meccanismi strutturali della miopia.
3. Fattori centrali e ritmi biologici
Una prospettiva più recente considera il legame tra sistema visivo e cervello. L’elaborazione visiva centrale, il ritmo sonno-veglia e la qualità del sonno potrebbero influenzare i segnali che regolano la crescita dell’occhio.
Sono ipotesi affascinanti, ancora al vaglio della comunità scientifica, ma che sottolineano quanto la miopia sia un fenomeno complesso e multifattoriale.
Conclusioni: cosa possiamo fare oggi
In attesa che la ricerca chiarisca definitivamente i nuovi meccanismi coinvolti, oggi disponiamo già di strategie efficaci e basate sull’evidenza per gestire la miopia e rallentarne la progressione.
Le più importanti sono:
- L’utilizzo di lenti con design a defocus periferico, sia in versione aerea che a contatto, che rappresentano la soluzione più efficace e scientificamente validata.
- L’esposizione regolare alla luce naturale, favorendo il tempo all’aperto, specialmente nei bambini.
- Un’adeguata igiene visiva e comportamentale: corretta postura, pause regolari durante il lavoro da vicino, e rispetto dei ritmi sonno-veglia.
Questi interventi combinati hanno mostrato risultati superiori alle vecchie tecniche basate sul solo rilassamento accomodativo e rappresentano oggi le armi più affidabili a nostra disposizione.
Nel frattempo, la ricerca continua a esplorare nuovi scenari: le ipotesi legate alla luce, al metabolismo oculare e al controllo centrale offrono prospettive entusiasmanti che, in futuro, potranno arricchire ulteriormente le nostre possibilità di prevenzione e trattamento.
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Principali riferimenti scientifici
- Li L, Circadian rhythm, ipRGCs, and dopamine signalling in myopia, 2024 – PubMed.
- Chen Y-Y et al., The impact of light properties on ocular growth and myopia development, 2024 – Frontiers in Neuroscience.
- An Evidence-Based Narrative Review of Scleral Hypoxia Theory in Myopia, 2024 – PubMed.
- Hypoxia-Induced Scleral HIF-2α Upregulation Contributes to Myopia Progression, Invest. Ophthalmol. Vis. Sci., 2023.
- Update on Central Factors in Myopia Development Beyond Intraocular Mechanisms, Frontiers in Neurology, 2024.